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Visualizzazione dei post da marzo, 2026

Nuvole amare e sole densità

Giungendo Da un coro Di anime delicate, Lieve intrude In solchi  Di un mondo Un guscio incanto Di ricordi posati Sulle cime infrante Di onde dorate. A cavallo di una memoria  Persa L' orizzonte mesto  Di questo  Scorcio di vita Lieve e informe Tra giacigli di nuvole Amaro Si disseta.

Dirottato un giorno

Sincera notte di estate Un cumulo assorto Sorregge. Le stelle un velo Lungo Da un giorno Dirottato Lieve Attorcigliano Tra sinceri Momenti E infine abbracciano. In una tenera età  Volteggiano le mani Tra i fili Di un tiepido ricordo. Colgono  Sassi ramati  E nei sussulti Di corse campestri Gli sguardi cadono Come ad una ad una Le sere di questa nuda Nostalgia di un fiore Ambrato  Dagli occhi di campo.

Limina sorge

Diafana Ruvida nel tempo Discesa, Una candida attesa, Una vita e un ricordo Che regge immenso Le sorti difese, Discese, E si pone in attesa, Contesa, E nuda risorge, Tra una e una E una, Le stelle. Un incanto Impavido Nudo che Sorge A monte È Ribelle Di una impavida Confusa -Nel sorgere Denso- Ripida Resa.

Intonsi cardini di un domani

Immensità chiara  Le nude radici Ai margini Sciolti Avvolge. Una a una Le stelle Dirada  E accoglie Un desiderio Mesto  Intrecciato Al vago nostro Intonso Rivederci. Nuvoleggia Sui cardini Di un domani Che sfiora Incolta, E incanta Ancora, La nostra porta.

Tra residui di un pianto il vitreo riflesso

Nubi affondano Nel folto mar Che di luce Tracima. Resta infine Tra gli amari Incolti residui Una tenue nuda Grandezza.

Negli occhi tra squarci e tralicci

Altre divagazioni Barcollano e nei Tuffi, e nei lampi Affonderanno Tra gli squarci Alla sera. Nudità di una deserta Apparenza, che tra I tralicci scrostati Tracima di essere E di bianca, recondita Essenza. Brevità, ode il sussulto Negli occhi eterni Di questo terso biancore Che vive e dimora Tra rami e fili Di una notte assorta Tra mille e mille Gironi di una quiete Che sapore ha di inferno.

Preghiera una sera

Obliqua densità  Che in sorti Dimora, Ruvida assenza Riporta Tra le braccia  Sottili  E tra fili inclinati Di campi distesi. Assurdità dimora Nel petto, E nell' aria si spande. Immensità che cela Gli occhi e il sigillo Di una vanità redenta. Ai fratelli nel lungo Riposo, pace dimori E nel respiro di luce Il canto si avveri.

Occhi redenti e silenti

Nuvole e terra, Luce dispersa, Ruvida comparsa Nel mezzo di Un niente, Tra buio e luccichii E Polvere sparsa. L' esodo Rende l' aria Tersa, Rarefatta. Nuda incombe Una promessa. Verità il battito Accorto e le Parole di miele  Tra ripide lande E tiepide ninfee Sparse. Rovi silenti Decadono In fondo Tra radi soffi Che colgono Occhi redenti, Lacrime e Pace.

Densità in neve e riverberi estranei

Tracima il fertile Nodo di un' onda Tra le frasche Impure Di questo vano Fumo, torbido Desiderio. Lieve susseguirsi Lento, a ritroso, Di un cieco pulsare Che i ricordi sfocati -Brevi- Sorseggiano, E nudo, incolto, Fanno -a tratti- Intrudere in fondo Alle falde di un mondo, E terso, retto Tra parole disdette E sibili infranti Accolgono al sorgere Di un silenzio Che in neve  Tende a sfumare.

Sibili nudi di una città

Frivola diversità  Regge le sorti E i battiti spenti, Sorge tra i buchi E le crepe di rivoli Densi. Esterni in una notte, Arrancano i fili Distesi dei silenzi Mesti, nei gorghi Riaccesi, Che sorvolano Brevi i sibili Nudi di una città.