Venne dal fondo Di occhi bui Una vena di cauta Imbevuta Tristezza. Pose Radici nel Cupo silenzio Dei resti sparsi Di ogni beltà. Venne l' inverno Nel mite dilemma Che permea Recondito Il fragile Sigillo di un Sottobosco. Chino tra i rami Breve sussulto Adombrò Le falde Di un incauto Incontro tra Masse scoscese.
Esco riflesso Appannato Dal silenzio Di un passo, Dall'eco Distante Di una fulgida Onda mansueta Che volta le sorti Ferme Ribelli Di una chiara Mattina. Tu restasti A colmare Un' assenza, Lunga rotta Che lascia Uno stormo Nel suo vago Girare Le viti di essenza Delle ruote di un mondo.
Regge una notte Bruna Assorta Il fresco tormento Di un cupo cielo Intinto a margine Di dense foschie Di brevi sfaville. Nuoce l' ora Al mite fluire Di un' accorta Dorata Luna di mare. Mesto il tremito Sospiro Di un giunger Di là Dove nudi Campi Furono In dono, Posato ricordo Di un tiepido Passo, Di un candido Allora Dal viso Rivolto Al calar di una stella.
Brevità (Vita Segreta) Nudo, il nitido suolo Inonda un tacito pianto, Le pallide sorti eresse Su un opaco versante. Si cala tra i monti coperti Un duro rimpianto. Il canto di un'aria sgomenta Gli occhi irrequieti intrude In una caduta, in una veglia Dismessa, che fine e luci Ha di sera. Terra bruna, Che di cenere ha l’orma, Geme tra nubi e ricordi. Fu bocca riarsa tra scaglie Sottili di fuoco e dolore. Una vastità -protesa- si erge. Muta si spoglia e s’incarna Nel dileguarsi puro Della brevità di uno sguardo. Lucida ombra -gli occhi riflessi Di un sottile germoglio- Nel corpo meriggio Si invera. Nuda assottiglia Il suo capo riverso Nel fragile manto di un lungo Tramonto, Che impavido sfiora -indenne- Il sangue del trucido gelo montano.
Sguardi rifratti Assumono nude Sembianze Tra i fiordi Crepati E scie immense Di fini lucciole Dorate. Una risalita Urge tra sterchi Immondi E luridi rami Coperti di spini. Pendulo il senso Morto Di questa notte Di estate, Rivive solo Nel corpo Molle Di un dondolio Sfatto, Che non scorge -Stenco- La tela incauta Della sua nitida Trama Scarna e disadorna.
Un soffio tenue, Pace che geme, Irreprensibile, E volge le ali Di denso Frastuono Ai turbini Marci di Un pianto Del tempo. Un battito Lieve riaffiora Tra le ultime Messi, tra gli Ardenti ricordi Spezzati, Tra i fini calanchi E brucia Nell' ombra divelta E tra i secchi Fili di grano. Nelle mute circolarità Un canto del nulla Un silenzio posato Prova a schiacciare. L' arco di questo destino Ha gli occhi in rivolta.
Vette di notte Nel cuor Di una calma Ambrata Genuflesse. Sibila in fondo Tra fiori essiccati Tra i palmi Consunti Di un bosco Atterrito Il resto distratto Di un torbido E amaro Sorriso di mare.
L' accordo risuona E il vento maestrale Lento e fresco In breve sussulto Preme e Risale. Videro le sorti una Tregua succinta Che sguscia via Dai cardini fermi Della sete divina. Vide lo schiudersi denso Di uno scorcio di tempo La cruna fine di un ago Di questa folta tristezza Eremita, Messa in disuso E presto in disparte Da parole Sommerse, Che in gorgoglio ormai Muto Restano stese tra ceste In disuso, di vero Coperte, E polvere densa di Un pianto cosparso Di oro e di stelle.
Restringe il basso cerchio Un fuoco denso Ai margini scuri Di una prua. Stabili voltano le onde Di questo respiro tra I fili iracondi che Segnano vicino I bordi di una via.
As well as i can fly In the Rain of the smile Robot, In the garbage of the snow Of this disconfort that Made the main line of this Life a real Sea of crying Serenity as a boat that Close the eyes in a Moment That forgot the River down Of a streaming lie.
Se bastasse un lieve respiro Per far rinascere un petalo Morto Ancora e ancora, E per riconciliarsi nel tempo Nei meandri di un canto Sfumato Dei resti di un fiore reciso, La serenità silente Potrebbe attraccare indifesa Al mio primo porto vicino, alle falde In disuso del mio ingenuo rimpianto. Basterebbe ciò che rimane nel tremare Delle mani, un fuoco fauto di felicità, Un brillare dei venti vetusti, Uno scorcio di sospiro che incinta Il mare, E velato si spende tra i fili irrisolti Di un gracile passo di nulla restante Che freme recondito nel rumore vibrante di brevi sfumati e sottili sussulti.
Brevità assorta Arranca tra fini sussurri E tra incolti penduli Grappoli. Dipana le sorti Di un viso chimera Tra fili sottili Dismessi Di una gracile verità Nel nudo costato trafitta. Alterco di base insorge Tra i minimi distorti Solfeggi. Zona vasta serenità Di questo mondo Le briglie sorregge Alle porte socchiuse Di occhi lucenti, Nei sottili battenti Di un lieve tramonto Che nel sorgere Del vento a ponente Incauto e morbido Verrà.
Languida Lieve Lontana frescura, Lenta l' ora levante Che breve perdura Stanca Abbraccia. Nel tiepido cuore Affianco a un'orizzonte Rimorso Il pio desiderio Accarezza nell' alba Una vana densità Che voce vasta Stringe, Resurge. Luminoso il porto Dimentico nell' incavo Di uno sguardo in polvere Riposto, teso tra trame Deposte Alle soglie di un tempo. Condurrà per mano Tra il fragorio tenue Di onde di rotta malsana Un sogno sospiro. Bruna la notte affianca Il silente grigiore Di occhi morenti. Sospeso e inclinato Un vezzo di gloria L' aria trafigge Tra fili di attesa Sottili e rivoli densi Di un intreccio accasciato. Fini cinguettii Arricciano il passo. E venne un brusio Lontano tra i boschi, Tra sorsi di un lago Di un manto socchiuso Che preme le labbra Sul ruvido stemma Di un ricordo infinito Coricato alle falde Di un ultimo sorso, Respiro di un pianto.
Neve e nube candore Nei pressi di una svolta Perenne risalgono Il nudo sentiero Battuto dal vento. Lacrime e una lieve Fiammella che intrepida Un cuore riscalda Nei brevi sussurri Di questo tempo velato Scendono tra piccoli sassi E rivoli di una riva del mare. Nitida nella polvere L' orma desueta Si accuccia In attesa -sul fondo- Di un lontano rumore Che giunge scomposto Da un cielo ancestrale.
Luce breve si insinua Tra le costole fitte Di questa stretta Mattina. Nel dono sfocato Di questo terso Momento Nuvole infrange E lieve attraversa Il sapore tenue Di un candido Ricordo Che gli occhi ha di te. Nudo il sospiro Di un tuo lontano Abbraccio, A cui stretto Mi stringo. Veleggiano lucciole Dalle ali ramate Di sottili rimpianti Su un manto notte Che voce ha di Fine recondita E di mite nostalgia.
Entrata a sorte Tra i cinguettii freschi In una porta di una fiaba, Una nuvola densa Trasporta redenta Il tenue brillio Di una tenuta immensa Dal fresco canto primavera. Fiori di tempo E lievi sussurri Tra il vento Ed i colli Abbraccia e Rimarca. Fragile e spenta Buia luce di inverno Nel bieco cantuccio Al riposo si aggrappa. I sogni di un breve passato Rifuggono l' alveo dei Notturni ricordi. Rende l' aurora Il silenzio dei prati Una gemma donata Che muta ricama Il corredo nuovo di Una lunga compagnia.
Limbo denso Vira sul fondo Ai lati di una falda Dagli occhi Chimera. Campo insensato Incolore Sogna il mio tempo Lontano Il tiepido Sguardo di una stella Raccolta E il profondo Respiro Che viene dal passo Di una schiuma di mare.
Giungendo Da un coro Di anime delicate, Lieve intrude In solchi Di un mondo Un guscio incanto Di ricordi posati Sulle cime infrante Di onde dorate. A cavallo di una memoria Persa L' orizzonte mesto Di questo Scorcio di vita Lieve e informe Tra giacigli di nuvole Amaro Si disseta.
Sincera notte di estate Un cumulo assorto Sorregge. Le stelle un velo Lungo Da un giorno Dirottato Lieve Attorcigliano Tra sinceri Momenti E infine abbracciano. In una tenera età Volteggiano le mani Tra i fili Di un tiepido ricordo. Colgono Sassi ramati E nei sussulti Di corse campestri Gli sguardi cadono Come ad una ad una Le sere di questa nuda Nostalgia di un fiore Ambrato Dagli occhi di campo.
Diafana Ruvida nel tempo Discesa, Una candida attesa, Una vita e un ricordo Che regge immenso Le sorti difese, Discese, E si pone in attesa, Contesa, E nuda risorge, Tra una e una E una, Le stelle. Un incanto Impavido Nudo che Sorge A monte È Ribelle Di una impavida Confusa -Nel sorgere Denso- Ripida Resa.
Immensità chiara Le nude radici Ai margini Sciolti Avvolge. Una a una Le stelle Dirada E accoglie Un desiderio Mesto Intrecciato Al vago nostro Intonso Rivederci. Nuvoleggia Sui cardini Di un domani Che sfiora Incolta, E incanta Ancora, La nostra porta.
Altre divagazioni Barcollano e nei Tuffi, e nei lampi Affonderanno Tra gli squarci Alla sera. Nudità di una deserta Apparenza, che tra I tralicci scrostati Tracima di essere E di bianca, recondita Essenza. Brevità, ode il sussulto Negli occhi eterni Di questo terso biancore Che vive e dimora Tra rami e fili Di una notte assorta Tra mille e mille Gironi di una quiete Che sapore ha di inferno.