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Insano scorcio di un attimo a cadere

Diradata penombra Da passi fitti Di luce densa Trafitta. Sorseggio il paco Rumore Di una foschia  Arroccata Tra i fuochi Sparsi nel Deserto Dei campi. Le allodole  In volo Tingono La tela Smunta Di questo Insano Scorcio di Pallido Meriggio.

Il sentiero e la polvere nei passi

Stretto morso Una fitta scura Fissa tra i ghiacci Una scia di pece Delusione. L' erba bagnata, La densa fissità  Che il sole fa calare Tra mostri nascosti E tristi rimorsi. Una carezza ricordo Lontana  Che sorregge Uno strato pendulo Di spirito Su cui si abbassa La mia croce.

Tra fili di sogni e l' erba di prati incolta

Stasera una nuda beltà  Gorgoglia infine tra i fili Di sogni e l' erba fine Di scorci di prati. Sorseggio l' alcova Che il druido vento Pose imperterrita Tra le fibre intonse Delle mie mani. Vaneggio assorto, Mi giro e rigiro Risorto, Tra biglie di rame Contorto Che una chiara Immensità  -Distesa e dal Tempo distratta- Ha rubato accanto Ad un albero Di noce Al mio fluido Riflesso Fosco Avvenire. A_R

Strisciante e fine sosta all' aperto

Sempiterno  Limite, teso, Assurdo, distratto Che rugge stretto  Stretto stretto  Vicino agli strati Assorti di questo Vacuo fine confine.  Liquido vago  Stringe e stringe E stringe tra  I madidi fili Di questa eternità  Sfibrata. Esiste tra un breve Spazio e l' altro Una sfumata Assurdità, Che mi vede  Deposto  Alla radice di Un mondo  Sconnesso Dai pali di base Di questo esistere, Che non vede Il suo fine serpente Strisciante e leso Ruvido steso Dondolante compimento.

Nettare oscuro di un' ora rivolta alla fine

Rifinisco Ancora Un vuoto deserto, Una crepa folgore, Un lieve tormento Al laccio fitto  Di un breve Momento. Assaggio il nettare  Oscuro Di un' ora Al grumo Rivolta, Che riporta La tiepida notte All' essenza Di un vento  Lontano, Il lascito denso Di un tempo nostrano. A_R

Incolti sospiri all' alba del temporale

Nude nuvole Intonse Si aggirano Meste Tra l'ombra Più muta Di un canto Di quiete. Nel vento Rivoli Di bruma L' orma  Di abissi  Cospargono Tra raggi Di noia E lacrime  Amare. Sospiri Incolti Arricciano Il manto Di cielo Al lento Piegarsi  Di sogni Di grano.

Attimo reso silenzio

Vorrei la pelle Dell' amore Tenue Fine Da accarezzare. Un nodo di stoffa Su cui armeggiò Il mio pianto Stinge di linfa Asciutta Al mite dorare  Di un rivolo Sottile dagli occhi Di sole.

Petali sparsi e fili cosparsi

Rivedo riflesso Nei fili di nebbia  Un ruvido specchio Un timido sguardo Retto su radici ancestrali Su placide ali Che nulla oppone alla misera Sorte calante Di un infimo allora che poco Tracima dalle nude porte Di un fiero trascritto  Nodo di rame. Avvolto  Nei rami Di questa fiera Eternità Un ligio silenzio Affiora Tra i petali sparsi Di una nudità rigida.

Fuoco e fumi dai campi

Ricordi forse Cosa passò, Il buio nei pressi, Ciò che non fu, Il vello silente Di una rapida notte, Lo sguardo Di musa Di una nuda marea Rapita. Ricordi nei Pressi  Di una quieta Distesa Il viso disperso, Succinto, Reso remoto  Diverso, Tinto Da vaghi rumori. Tiepido abbraccio Lieve discende Dai giri di stelle Mutati Che cadono Ancora Ancora Smorti Sulle ombre fini Distese Di terre rimorso E di nitide voci Tra i fuochi E il fumo nei campi Che tenue Sorregge La nitida fine Di stralci di vite Sommerse.

Affinità disperse di un ruvido vanto

Ruba il morso Di un dissapore Una tenue falce Di luna. Resto rincorso Dapprima del tempo  Da una placida vena Di nuda freschezza. AR

Stagione alle porte

Rondine assorta Nel volo redento Intrude La fine tela di Un prezioso ricamo, Gli occhi freschi di Una placida brezza. Rivive in un mondo Sfumato, Lontano L' arduo tepore Di un' immensità, Il pianto  Dimesso Di un nascituro. Un pallido sole Regge le sorti Miti Di un tempo,  Che attimi Ancora  Tra le braccia  Conserte Stringe e Raccoglie.

Trema l' aria tra lo stridore di assurdità

Cosa resta Tra un tempo  Spento E una bianca Disarmonia  Affianco A una mossa Astuta Ove si incanta Un silenzio, il sole risorge, L' aria trema tra le corse Sfatte E lo scricchiolio Duro Delle ruote dei carri. Erge tra un fine Ritorno e le labbra Di un labirinto Ritorto Il candelabro Denso Le fioche fiamme Arquate Di una nuda posata Estraneità assorta. Andrea Ravazzini

Estraneità

Brucia un brivido Frastuono, Collasso Diritto All' alba dirotta  Sul fine sentiero Dei nidi deposti Di una gracile  Essenza Che di vita ha Speranza.

Venne a seguire un inverno

Venne dal fondo Di occhi bui Una vena di cauta Imbevuta  Tristezza. Pose  Radici nel Cupo silenzio Dei resti sparsi Di ogni beltà. Venne l' inverno Nel mite dilemma Che permea Recondito Il fragile Sigillo di un Sottobosco. Chino tra i rami Breve sussulto Adombrò  Le falde Di un incauto  Incontro tra Masse scoscese.

Risale l' appannato silenzio l' eco dimesso

Esco riflesso Appannato Dal silenzio Di un passo, Dall'eco Distante Di una fulgida  Onda mansueta Che volta le sorti Ferme Ribelli  Di una chiara Mattina. Tu restasti A colmare Un' assenza, Lunga rotta Che lascia Uno stormo  Nel suo vago Girare Le viti di essenza Delle ruote di un mondo.

Calar tenue di una sincerità di stella

Regge una notte Bruna Assorta Il fresco tormento Di un cupo cielo Intinto a margine Di dense foschie Di brevi sfaville. Nuoce l' ora Al mite fluire Di un' accorta Dorata Luna di mare. Mesto il tremito Sospiro Di un giunger Di là  Dove nudi Campi Furono In dono, Posato ricordo Di un tiepido Passo, Di un candido Allora Dal viso Rivolto Al calar di una stella.

Brevità (Vita Segreta)

 Brevità (Vita Segreta) Nudo, il nitido suolo  Inonda un tacito pianto, Le pallide sorti eresse Su un opaco versante. Si cala tra i monti coperti  Un duro rimpianto. Il canto di un'aria sgomenta Gli occhi irrequieti intrude  In una caduta, in una veglia  Dismessa, che fine e luci  Ha di sera. Terra bruna, Che di cenere ha l’orma, Geme tra nubi e ricordi.  Fu bocca riarsa tra scaglie  Sottili di fuoco e dolore. Una vastità -protesa- si erge.  Muta si spoglia e s’incarna  Nel dileguarsi puro  Della brevità di uno sguardo. Lucida ombra -gli occhi riflessi Di un sottile germoglio- Nel corpo meriggio Si invera. Nuda assottiglia Il suo capo riverso Nel fragile manto di un lungo  Tramonto,  Che impavido sfiora -indenne- Il sangue del trucido gelo montano.

Tra scie e rami di una notte estiva

Sguardi rifratti Assumono nude Sembianze Tra i fiordi Crepati  E scie immense Di fini lucciole Dorate. Una risalita Urge tra sterchi Immondi E luridi rami Coperti di spini. Pendulo il senso Morto Di questa notte Di estate, Rivive solo Nel corpo Molle Di un dondolio Sfatto, Che non scorge -Stenco- La tela incauta  Della sua nitida Trama Scarna e disadorna.

Circolarità sottili e tiepidi occhi

Un soffio tenue, Pace che geme,  Irreprensibile, E volge le ali Di denso Frastuono Ai turbini Marci di Un pianto Del tempo. Un battito Lieve riaffiora Tra le ultime  Messi, tra gli Ardenti ricordi Spezzati, Tra i fini calanchi E brucia Nell' ombra divelta E tra i secchi Fili di grano. Nelle mute circolarità  Un canto del nulla Un silenzio posato Prova a schiacciare. L' arco di questo destino Ha gli occhi in rivolta.

L' amaro sorriso e discese di sale

Vette di notte  Nel cuor Di una calma Ambrata Genuflesse. Sibila in fondo Tra fiori essiccati Tra i palmi Consunti Di un bosco  Atterrito Il resto distratto Di un torbido  E amaro Sorriso di mare.

Polveri di stelle e ceste arquate

L' accordo risuona E il vento maestrale Lento e fresco In breve sussulto Preme e Risale. Videro le sorti una Tregua succinta Che sguscia via Dai cardini fermi Della sete divina. Vide lo schiudersi denso Di uno scorcio di tempo La cruna fine di un ago Di questa folta tristezza Eremita, Messa in disuso  E presto in disparte  Da parole  Sommerse, Che in gorgoglio ormai Muto Restano stese tra ceste  In disuso, di vero Coperte, E polvere densa di Un pianto cosparso Di oro e di stelle.

L' ora di mezza mattina

Restringe il basso cerchio Un fuoco denso  Ai margini scuri Di una prua. Stabili voltano le onde Di questo respiro tra I fili iracondi che Segnano vicino I bordi di una via.

Premio Ossi di seppia_solstizio di estate, Premio speciale della giuria_

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No name as reverse of return

As well as i can fly In the Rain of the smile Robot, In the garbage of the snow Of this disconfort that  Made the main line of this  Life a real Sea of crying Serenity as a boat that  Close the eyes in a Moment That forgot the River down Of a streaming lie.