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Stranita riverenza al caso

Brividi nel fondo Di una sincera Confusione, Che in ogni Momento Cala, Si stende  E accade. Assorta Si fonde  Col niente Distratto. Riverso  Sui passi Contriti,  Arranca, E nel tremito  Di una distesa Ghiaccia. Striscia Una difficile Macchia Al suolo Sotto il nome Insoluto, Il non detto, Indicibile All' arido Sole fisso Nel fermo Orizzonte Interdetto.

Increspature sorte

Altrove il canto Di una dimora, Questo tempo muto Veste di attesa E di triste rimpianto Una spelonca. Ridicolo l' angolo Nudo di questo  Tormento, Questo vento che Il mite sguardo Scompiglia Porta nel suo  Abbraccio stretto Il dono del giorno, Una lacrima che  Regge le briglia Della notte, Una sete di torbido Senso,  Vagante tra sospiri Vacui E le increspature -note di una sorte- Di un manto di un  Lago.

Frammento tenue di una piccola scheggia di ora

Orda amara Di essenza Il mite trambusto Dei colti lievi colli Azzanna e appassisce. Terso l' evento al Culmine di questo Lento mite bivacco. Rivive assorta l' indole Fine di questo sentiero, L' indulgenza apparsa  Di questo fosco triste  Pensiero. Arriva al culmine di una Infinitesimale ora Il fermo costretto  Che il respiro battuto  Ammanta, Tra sguardi spenti, E accarezza e socchiude.

L' orma e il silenzio di un fiume

Torbide acque Silenti, Restie al frastuono, Sono l'orma In cui scruto L' ammasso  Sfilacciato Di ore senzienti, Il mio lungo  Cammino In questo letto Sbiadito Di fiume irrisolto. Non si destano Tra i fili di erba I sogni fanciulli In cui torbido Bramavo, In cui attonito Al lungo infinito Risorto rivolto, Respiravo, Navigavo. Mesta e gelata La piazza colma Di sospiri Vuota rimane Al culmine Di questa notte Attesa  Dalla balaustra Immensa Di un lontano Respiro, Balcone Disteso Sul torbido  Volto affacciato Su un mondo.

Evanescenza e sospiro di rose

Riverbera La strana luce Di questo abbraccio Tra le fioche scene E i rumori stremati Di una sbiadita sera. Si torce il tempo  Di un incontro Che fuggì a ovest Di una lacrima E di un pianto. Declina il sorso Di vento  Su cui camminammo Tra le spine e le rocce Nelle falde di un riflesso Che una stretta fu  Ormai dimenticata.

Lontananze e viscere esposte

Spande Una noia degrado Le sue viscere Torbide Nella nuda sua  Essenza Tra le fragili  Braccia Di una secca terra Rimorso. Alle spalle di un Vacuo tramonto Si desta tramortita  Dal peso di un sogno Una recondita Eclissi. Assaporo Più piano E più piano I più lontani  Ricordi In cui brevi  Si intingono -In pozze di brame- Le nubili ancelle  Di una fine dei sensi.

Schegge di una luce che fu

Allacci Fragili, Strette Intrusioni, Superbe riverse Emersioni -A stento appena accennate- Nel continente Vuoto Costellato  Da immense Impronte Di passati detriti, Terra deformata  Dove un freddo Tagliente  Lascia il respiro Morire. E tace ogni traccia Di scheggia  Che visse Abbracciando L' estremo rumore Silente.

Notte di stelle cadenti

Libertà  Lenta Svanisce E a tratti Si assopisce. Il disvelamento Prosegue  Il suo cammino E tra braci risorge. Illumina gli strati  Foschi di una notte  Cupa Una verità assorta, Che cadenza e verbo Ha di grano e frumento. Sbiadisce una maschera Assurda Che il nettare di un cuore Finora ha appena  Ricoperto. La fine delle parole  A tratti  Riluce in fondo, Accanto ai resti  Dormienti Di una mesta Lontananza.

Sbiadito il faro in lontananza

Nave ricordo Vaga nel fondo. Sbiadito il faro Nutre il cuore Di una fine Lontananza. Buia la notte  Sorvolan Le onde  E il riflesso Degli occhi Socchiusi e Restanti. Ai confini Di un mondo Posto in disuso Cala l' ancora Ancora Nei pressi  Di un legno. Cieco galleggia  In una rete Silenzio Accanto a un porto Che ha pelle e salsedine E odore di luce Fioca e discorde.

Avversità amene e tornanti silenti

Vasta vacuità  Le brame  Del tempo Fiera annuncia. Evita il tuono Una prigione  Di rugiada Che il silenzio Avvicina.

Vacuità del branco assolo

Traffico Astratto Nella stretta Maligna E straniera Tra pauci luci E residui di ombre Sbiadite. Sovviene il grigio Perpetuo che attornia Le brame di assolo. Sorte fine immonda Scavalca la bruma Tersa E la corte di anime Assorte Sinché il tempo Perdura cupo  Nel suo Cieco assolo Recondito Buio, estraneo E sporco.

Caducità e amari resti di storia

Solo L' anima  Tra gli scavi incauti Riporto  Al fianco dei suoni Scuri Di un mare. Galleggia  Una strofa di storia E poi naufraga Appena Una coltre di stelle Risorge Dal mite fondo Di un bivio Posto sulle dune Di un buio aldilà.

Tra monti e rovi mesti

Una conquista  Sorta, Lenta, lontana, Al vasto rivolta, Avvolta da nebbie Recondite Questa assorta Inutilità densa Elevata, fine, Ritorta. Sorvolan le alte Vette le grida Mute dei ghiacci Rimasti. Cala l' ombra Su una storia Profonda Che narran le odi Dei monti, I sussurri dello Sguardo dei boschi, La fine essenza Di un manto Che abbraccia  Il sottosuolo Deposto tra i rovi Mesti di un' anima Pia.

Veglia e preghiera

Lucido tepore, Il ricordo di  Un viso Ammanta, Arricciato Attorno Ai cardini Consunti Di un sogno Sfinito. Torna una voce, Una brezza Sul fine passato, Sui tralci sparsi Di questo Mite momento Di vivere. Nostra recondita Tenue tristezza Tra gli scorci Di manto Abbraccia  Di stelle Il calore Al termine Bruno Di una notte Tremore. Lenta  Si adagia Tra lo sguardo Spento di Una preghiera  Lungo la veglia Della nostra Signora dei colli.

Lacrime fini di sabbia e tepore

Striscia serpeggia Una verità tra zolle  E dune coperte Di sale. Gorgeggiano strati Di vento Sotto lo sguardo Dei cunicoli. I sussurri vibrano. Regge l'orizzonte  Una salita di nubi. L' ora si affaccia Sui passi lontani Di una tempesta Dalle lacrime Di sabbia.

Insano scorcio di un attimo a cadere

Diradata penombra Da passi fitti Di luce densa Trafitta. Sorseggio il paco Rumore Di una foschia  Arroccata Tra i fuochi Sparsi nel Deserto Dei campi. Le allodole  In volo Tingono La tela Smunta Di questo Insano Scorcio di Pallido Meriggio.

Il sentiero e la polvere nei passi

Stretto morso Una fitta scura Fissa tra i ghiacci Una scia di pece Delusione. L' erba bagnata, La densa fissità  Che il sole fa calare Tra mostri nascosti E tristi rimorsi. Una carezza ricordo Lontana  Che sorregge Uno strato pendulo Di spirito Su cui si abbassa La mia croce.

Tra fili di sogni e l' erba di prati incolta

Stasera una nuda beltà  Gorgoglia infine tra i fili Di sogni e l' erba fine Di scorci di prati. Sorseggio l' alcova Che il druido vento Pose imperterrita Tra le fibre intonse Delle mie mani. Vaneggio assorto, Mi giro e rigiro Risorto, Tra biglie di rame Contorto Che una chiara Immensità  -Distesa e dal Tempo distratta- Ha rubato accanto Ad un albero Di noce Al mio fluido Riflesso Fosco Avvenire. A_R

Strisciante e fine sosta all' aperto

Sempiterno  Limite, teso, Assurdo, distratto Che rugge stretto  Stretto stretto  Vicino agli strati Assorti di questo Vacuo fine confine.  Liquido vago  Stringe e stringe E stringe tra  I madidi fili Di questa eternità  Sfibrata. Esiste tra un breve Spazio e l' altro Una sfumata Assurdità, Che mi vede  Deposto  Alla radice di Un mondo  Sconnesso Dai pali di base Di questo esistere, Che non vede Il suo fine serpente Strisciante e leso Ruvido steso Dondolante compimento.

Nettare oscuro di un' ora rivolta alla fine

Rifinisco Ancora Un vuoto deserto, Una crepa folgore, Un lieve tormento Al laccio fitto  Di un breve Momento. Assaggio il nettare  Oscuro Di un' ora Al grumo Rivolta, Che riporta La tiepida notte All' essenza Di un vento  Lontano, Il lascito denso Di un tempo nostrano. A_R

Incolti sospiri all' alba del temporale

Nude nuvole Intonse Si aggirano Meste Tra l'ombra Più muta Di un canto Di quiete. Nel vento Rivoli Di bruma L' orma  Di abissi  Cospargono Tra raggi Di noia E lacrime  Amare. Sospiri Incolti Arricciano Il manto Di cielo Al lento Piegarsi  Di sogni Di grano.

Attimo reso silenzio

Vorrei la pelle Dell' amore Tenue Fine Da accarezzare. Un nodo di stoffa Su cui armeggiò Il mio pianto Stinge di linfa Asciutta Al mite dorare  Di un rivolo Sottile dagli occhi Di sole.

Petali sparsi e fili cosparsi

Rivedo riflesso Nei fili di nebbia  Un ruvido specchio Un timido sguardo Retto su radici ancestrali Su placide ali Che nulla oppone alla misera Sorte calante Di un infimo allora che poco Tracima dalle nude porte Di un fiero trascritto  Nodo di rame. Avvolto  Nei rami Di questa fiera Eternità Un ligio silenzio Affiora Tra i petali sparsi Di una nudità rigida.

Fuoco e fumi dai campi

Ricordi forse Cosa passò, Il buio nei pressi, Ciò che non fu, Il vello silente Di una rapida notte, Lo sguardo Di musa Di una nuda marea Rapita. Ricordi nei Pressi  Di una quieta Distesa Il viso disperso, Succinto, Reso remoto  Diverso, Tinto Da vaghi rumori. Tiepido abbraccio Lieve discende Dai giri di stelle Mutati Che cadono Ancora Ancora Smorti Sulle ombre fini Distese Di terre rimorso E di nitide voci Tra i fuochi E il fumo nei campi Che tenue Sorregge La nitida fine Di stralci di vite Sommerse.

Affinità disperse di un ruvido vanto

Ruba il morso Di un dissapore Una tenue falce Di luna. Resto rincorso Dapprima del tempo  Da una placida vena Di nuda freschezza. AR

Stagione alle porte

Rondine assorta Nel volo redento Intrude La fine tela di Un prezioso ricamo, Gli occhi freschi di Una placida brezza. Rivive in un mondo Sfumato, Lontano L' arduo tepore Di un' immensità, Il pianto  Dimesso Di un nascituro. Un pallido sole Regge le sorti Miti Di un tempo,  Che attimi Ancora  Tra le braccia  Conserte Stringe e Raccoglie.

Trema l' aria tra lo stridore di assurdità

Cosa resta Tra un tempo  Spento E una bianca Disarmonia  Affianco A una mossa Astuta Ove si incanta Un silenzio, il sole risorge, L' aria trema tra le corse Sfatte E lo scricchiolio Duro Delle ruote dei carri. Erge tra un fine Ritorno e le labbra Di un labirinto Ritorto Il candelabro Denso Le fioche fiamme Arquate Di una nuda posata Estraneità assorta. Andrea Ravazzini

Estraneità

Brucia un brivido Frastuono, Collasso Diritto All' alba dirotta  Sul fine sentiero Dei nidi deposti Di una gracile  Essenza Che di vita ha Speranza.

Venne a seguire un inverno

Venne dal fondo Di occhi bui Una vena di cauta Imbevuta  Tristezza. Pose  Radici nel Cupo silenzio Dei resti sparsi Di ogni beltà. Venne l' inverno Nel mite dilemma Che permea Recondito Il fragile Sigillo di un Sottobosco. Chino tra i rami Breve sussulto Adombrò  Le falde Di un incauto  Incontro tra Masse scoscese.

Risale l' appannato silenzio l' eco dimesso

Esco riflesso Appannato Dal silenzio Di un passo, Dall'eco Distante Di una fulgida  Onda mansueta Che volta le sorti Ferme Ribelli  Di una chiara Mattina. Tu restasti A colmare Un' assenza, Lunga rotta Che lascia Uno stormo  Nel suo vago Girare Le viti di essenza Delle ruote di un mondo.

Calar tenue di una sincerità di stella

Regge una notte Bruna Assorta Il fresco tormento Di un cupo cielo Intinto a margine Di dense foschie Di brevi sfaville. Nuoce l' ora Al mite fluire Di un' accorta Dorata Luna di mare. Mesto il tremito Sospiro Di un giunger Di là  Dove nudi Campi Furono In dono, Posato ricordo Di un tiepido Passo, Di un candido Allora Dal viso Rivolto Al calar di una stella.

Brevità (Vita Segreta)

 Brevità (Vita Segreta) Nudo, il nitido suolo  Inonda un tacito pianto, Le pallide sorti eresse Su un opaco versante. Si cala tra i monti coperti  Un duro rimpianto. Il canto di un'aria sgomenta Gli occhi irrequieti intrude  In una caduta, in una veglia  Dismessa, che fine e luci  Ha di sera. Terra bruna, Che di cenere ha l’orma, Geme tra nubi e ricordi.  Fu bocca riarsa tra scaglie  Sottili di fuoco e dolore. Una vastità -protesa- si erge.  Muta si spoglia e s’incarna  Nel dileguarsi puro  Della brevità di uno sguardo. Lucida ombra -gli occhi riflessi Di un sottile germoglio- Nel corpo meriggio Si invera. Nuda assottiglia Il suo capo riverso Nel fragile manto di un lungo  Tramonto,  Che impavido sfiora -indenne- Il sangue del trucido gelo montano.

Tra scie e rami di una notte estiva

Sguardi rifratti Assumono nude Sembianze Tra i fiordi Crepati  E scie immense Di fini lucciole Dorate. Una risalita Urge tra sterchi Immondi E luridi rami Coperti di spini. Pendulo il senso Morto Di questa notte Di estate, Rivive solo Nel corpo Molle Di un dondolio Sfatto, Che non scorge -Stenco- La tela incauta  Della sua nitida Trama Scarna e disadorna.

Circolarità sottili e tiepidi occhi

Un soffio tenue, Pace che geme,  Irreprensibile, E volge le ali Di denso Frastuono Ai turbini Marci di Un pianto Del tempo. Un battito Lieve riaffiora Tra le ultime  Messi, tra gli Ardenti ricordi Spezzati, Tra i fini calanchi E brucia Nell' ombra divelta E tra i secchi Fili di grano. Nelle mute circolarità  Un canto del nulla Un silenzio posato Prova a schiacciare. L' arco di questo destino Ha gli occhi in rivolta.

L' amaro sorriso e discese di sale

Vette di notte  Nel cuor Di una calma Ambrata Genuflesse. Sibila in fondo Tra fiori essiccati Tra i palmi Consunti Di un bosco  Atterrito Il resto distratto Di un torbido  E amaro Sorriso di mare.

Polveri di stelle e ceste arquate

L' accordo risuona E il vento maestrale Lento e fresco In breve sussulto Preme e Risale. Videro le sorti una Tregua succinta Che sguscia via Dai cardini fermi Della sete divina. Vide lo schiudersi denso Di uno scorcio di tempo La cruna fine di un ago Di questa folta tristezza Eremita, Messa in disuso  E presto in disparte  Da parole  Sommerse, Che in gorgoglio ormai Muto Restano stese tra ceste  In disuso, di vero Coperte, E polvere densa di Un pianto cosparso Di oro e di stelle.

L' ora di mezza mattina

Restringe il basso cerchio Un fuoco denso  Ai margini scuri Di una prua. Stabili voltano le onde Di questo respiro tra I fili iracondi che Segnano vicino I bordi di una via.

Premio Ossi di seppia_solstizio di estate, Premio speciale della giuria_

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No name as reverse of return

As well as i can fly In the Rain of the smile Robot, In the garbage of the snow Of this disconfort that  Made the main line of this  Life a real Sea of crying Serenity as a boat that  Close the eyes in a Moment That forgot the River down Of a streaming lie.

Brevità distorta e rotte di gelo tra tremori di abisso

Se bastasse un lieve respiro Per far rinascere un petalo Morto Ancora e ancora, E per riconciliarsi nel tempo Nei meandri di un canto Sfumato  Dei resti di un fiore reciso,  La serenità silente Potrebbe attraccare indifesa Al mio primo porto vicino, alle falde In disuso del mio ingenuo rimpianto. Basterebbe ciò che rimane nel tremare Delle mani, un fuoco fauto di felicità, Un brillare dei venti vetusti, Uno scorcio di sospiro che incinta  Il mare, E velato si spende tra i fili irrisolti Di un gracile passo di nulla restante Che freme recondito nel rumore vibrante di brevi sfumati e sottili sussulti.

Grappoli caduci e incaute vastità

Brevità assorta Arranca tra fini sussurri E tra incolti penduli  Grappoli. Dipana le sorti Di un viso chimera Tra fili sottili Dismessi Di una gracile verità  Nel nudo costato trafitta. Alterco di base insorge Tra i minimi distorti Solfeggi. Zona vasta serenità  Di questo mondo Le briglie sorregge Alle porte socchiuse Di occhi lucenti, Nei sottili battenti Di un lieve tramonto Che nel sorgere Del vento a ponente Incauto e morbido  Verrà.

Rinnovo di attesa e sospiri tra i tenui fili di un manto

Languida Lieve  Lontana frescura, Lenta l' ora levante Che breve perdura Stanca Abbraccia. Nel tiepido cuore Affianco a un'orizzonte Rimorso Il pio desiderio  Accarezza nell' alba Una vana densità  Che voce vasta Stringe, Resurge. Luminoso il porto Dimentico nell' incavo Di uno sguardo in polvere Riposto, teso tra trame Deposte Alle soglie di un tempo. Condurrà per mano Tra il fragorio tenue  Di onde di rotta malsana  Un sogno sospiro. Bruna la notte affianca Il silente grigiore  Di occhi morenti. Sospeso e inclinato Un vezzo di gloria L' aria trafigge Tra fili di attesa Sottili e rivoli densi Di un intreccio accasciato. Fini cinguettii Arricciano il passo. E venne un brusio Lontano tra i boschi, Tra sorsi di un lago Di un manto socchiuso Che preme le labbra Sul ruvido stemma Di un ricordo infinito Coricato alle falde Di un ultimo sorso, Respiro di un pianto.

Degli occhi e di un lontano rumore

Neve e nube candore  Nei pressi di una svolta  Perenne risalgono  Il nudo sentiero Battuto dal vento. Lacrime e una lieve Fiammella che intrepida Un cuore riscalda  Nei brevi sussurri Di questo tempo velato  Scendono tra piccoli sassi E rivoli di una riva del mare. Nitida nella polvere L' orma desueta  Si accuccia In attesa -sul fondo- Di un lontano rumore Che giunge scomposto Da un cielo ancestrale.

Tenui luci di sguardi e sapore di ricordi

Luce breve si insinua Tra le costole  fitte Di questa stretta Mattina. Nel dono sfocato Di questo terso Momento Nuvole infrange  E lieve attraversa  Il sapore tenue Di un candido Ricordo Che gli occhi ha di te. Nudo il sospiro Di un tuo lontano Abbraccio, A cui stretto Mi stringo. Veleggiano lucciole Dalle ali ramate Di sottili rimpianti Su un manto notte Che voce ha di Fine recondita E di mite nostalgia.

Di gemme e silenzi

Entrata a sorte Tra i cinguettii freschi In una porta di una fiaba, Una nuvola densa Trasporta redenta Il tenue brillio  Di una tenuta immensa Dal fresco canto primavera. Fiori di tempo E lievi sussurri Tra il vento  Ed i colli Abbraccia e Rimarca. Fragile e spenta Buia luce di inverno Nel bieco cantuccio Al riposo si aggrappa. I sogni di un breve passato Rifuggono l' alveo dei Notturni ricordi. Rende l' aurora Il silenzio dei prati Una gemma donata Che muta ricama Il corredo nuovo di Una lunga compagnia.

Limbo di stelle e schiuma di mare

Limbo denso Vira sul fondo Ai lati di una falda Dagli occhi Chimera. Campo insensato Incolore Sogna il mio tempo Lontano Il tiepido Sguardo di una stella Raccolta E il profondo Respiro  Che viene dal passo Di una schiuma di mare.

Nuvole amare e sole densità

Giungendo Da un coro Di anime delicate, Lieve intrude In solchi  Di un mondo Un guscio incanto Di ricordi posati Sulle cime infrante Di onde dorate. A cavallo di una memoria  Persa L' orizzonte mesto  Di questo  Scorcio di vita Lieve e informe Tra giacigli di nuvole Amaro Si disseta.

Dirottato un giorno

Sincera notte di estate Un cumulo assorto Sorregge. Le stelle un velo Lungo Da un giorno Dirottato Lieve Attorcigliano Tra sinceri Momenti E infine abbracciano. In una tenera età  Volteggiano le mani Tra i fili Di un tiepido ricordo. Colgono  Sassi ramati  E nei sussulti Di corse campestri Gli sguardi cadono Come ad una ad una Le sere di questa nuda Nostalgia di un fiore Ambrato  Dagli occhi di campo.

Limina sorge

Diafana Ruvida nel tempo Discesa, Una candida attesa, Una vita e un ricordo Che regge immenso Le sorti difese, Discese, E si pone in attesa, Contesa, E nuda risorge, Tra una e una E una, Le stelle. Un incanto Impavido Nudo che Sorge A monte È Ribelle Di una impavida Confusa -Nel sorgere Denso- Ripida Resa.

Intonsi cardini di un domani

Immensità chiara  Le nude radici Ai margini Sciolti Avvolge. Una a una Le stelle Dirada  E accoglie Un desiderio Mesto  Intrecciato Al vago nostro Intonso Rivederci. Nuvoleggia Sui cardini Di un domani Che sfiora Incolta, E incanta Ancora, La nostra porta.

Tra residui di un pianto il vitreo riflesso

Nubi affondano Nel folto mar Che di luce Tracima. Resta infine Tra gli amari Incolti residui Una tenue nuda Grandezza.

Negli occhi tra squarci e tralicci

Altre divagazioni Barcollano e nei Tuffi, e nei lampi Affonderanno Tra gli squarci Alla sera. Nudità di una deserta Apparenza, che tra I tralicci scrostati Tracima di essere E di bianca, recondita Essenza. Brevità, ode il sussulto Negli occhi eterni Di questo terso biancore Che vive e dimora Tra rami e fili Di una notte assorta Tra mille e mille Gironi di una quiete Che sapore ha di inferno.

Preghiera una sera

Obliqua densità  Che in sorti Dimora, Ruvida assenza Riporta Tra le braccia  Sottili  E tra fili inclinati Di campi distesi. Assurdità dimora Nel petto, E nell' aria si spande. Immensità che cela Gli occhi e il sigillo Di una vanità redenta. Ai fratelli nel lungo Riposo, pace dimori E nel respiro di luce Il canto si avveri.

Occhi redenti e silenti

Nuvole e terra, Luce dispersa, Ruvida comparsa Nel mezzo di Un niente, Tra buio e luccichii E Polvere sparsa. L' esodo Rende l' aria Tersa, Rarefatta. Nuda incombe Una promessa. Verità il battito Accorto e le Parole di miele  Tra ripide lande E tiepide ninfee Sparse. Rovi silenti Decadono In fondo Tra radi soffi Che colgono Occhi redenti, Lacrime e Pace.

Densità in neve e riverberi estranei

Tracima il fertile Nodo di un' onda Tra le frasche Impure Di questo vano Fumo, torbido Desiderio. Lieve susseguirsi Lento, a ritroso, Di un cieco pulsare Che i ricordi sfocati -Brevi- Sorseggiano, E nudo, incolto, Fanno -a tratti- Intrudere in fondo Alle falde di un mondo, E terso, retto Tra parole disdette E sibili infranti Accolgono al sorgere Di un silenzio Che in neve  Tende a sfumare.

Sibili nudi di una città

Frivola diversità  Regge le sorti E i battiti spenti, Sorge tra i buchi E le crepe di rivoli Densi. Esterni in una notte, Arrancano i fili Distesi dei silenzi Mesti, nei gorghi Riaccesi, Che sorvolano Brevi i sibili Nudi di una città. 

Tra mesti sussurri e ricami di un tempo

Sparge di versi  Una sera di estate Il rivolo incanto Che nuvolo preme Tra le fauci arquate Di un mesto cammino. Lieve il fruscio che il manto Di notte deterge. Nuda si arriccia l'impavida Ombra. Fresca aria rimanda ai tersi Ricordi. Sarà assopita da una storia In sussurri e dai mesti Ricami del tempo  Una parola, Che il buio non atterrisce, Che il vento arcano Non riesce a smarrire.

Il tenue buio di una voce

Nuda sarà  Una tiepida rosa Risorta. Colta tra sibili Infranti e posta Tra le mani del vento. Fresca sarà una sola Luce dimessa, Che miti sorti Negli occhi suoi Rifrange. Un commiato, Questa buca che lascia Ad una promessa Una voce e il tenue Buio che regge.

Forse cos' è una poesia

Cos' è una poesia? "Tendersi per cercare di lambire parola nel vento riversa, che in nulla stringe silenzi, desideri, passioni, lacrime e sangue e tenui sorrisi al chiaro di luna, di stelle e di un sole, in coltri di nebbia, nei vicoli stretti di una memoria e di una storia vissuta da pallidi occhi e da palpiti vuoti che scavan e si serban nel cuore."

Triste decoro di una candida via

In ogni cosa verte un respiro, Che scruta dal fondo, Che palpita in acque Rubate, In lievi sibili assorti. In ogni posa si regge Un cammino, Tratto da passi  E lievi sussurri Di stelle, Irto tra nidi, rami E schegge di massi  A triste decoro Di una candida Ultima via. Andrea Ravazzini

Impervio traballare di un mondo

Dice il folto nucleo Di una verità  Assorta, Immensità, E si rovescia  Impervio Il traballare Immondo. Dice  Il triste rovescio Di una carezza, Cruda vanità, E si sbriciola A tratti la sorte Beffarda  E la nuda parola  Di un mondo. Dice una morte Irrisolta Che in terra  E memoria Sussiste Odi bianche A un pallido sole. Ai lati di uno sguardo Una gemma raccolta, Un ricordo sfiorato  Rimane. Dice un lento rilascio Di questo scorcio Di tempo, Una lieve parola, E lento riaffiora Nel sorgere spento In un solo sussulto, In un tiepido bacio  Disperso nel vento, In un piccolo tocco  Distratto e redento  Di uno scarno, solo, -Distrutto- Breve momento.

Triste brusio di una vana chimera

Vertigine sorda Brancola tra i folti Echi di un buio. Resta muta, deserta  Questa cosa lasciata Tra le mani asciutte, Dimenticate nel tonfo Di una vaga caduta, Di un fine raccolto, Il rimorso degli anni. Attonito guarda  Il sordo profilo Una quiete  Degli occhi.   Amara risorge  Assurda Una scia recondita Di una gioia lontana, Triste brusio  Di una vana chimera, Ballo restio che dirada  Nel vento Un legame distratto Dal soffio nero  Di un breve Momento.

Tra le mani sottili di un porto

Nitido in tondo, Lento rimorso, Giro regale Di una sana Acquiescenza, Che fine il nulla Tra sibili spenti Risale. Buio si aggrappa Alla foce di un canto, Sino alle vette, Tra gli strascichi Impuri di questo Verde capestro. Nuvole assorte Colmano lievi Ferite, Uno strappo denso, I contorti Lasciti di un grande  Dolore. Un filo sottile Passeggia Tra i vagiti Dei monti redenti. Nutre i colori Di un suono L' accucciarsi breve Di un' alba alle porte. Uno stormo bivacca Tra i rami del sonno, Tra i fragili costoni Candidi Di un cuore fine  Tra le mani di un porto.

Verdi teneri rami e fruscio

Fruscio lento  Strano, assorto, Fresco e redento, Lieve rimbocca I lembi di una strana Coperta, notte di fragili Urli e di teneri rami  Di verde Nostalgia. Breve verità preme Dal nulla. Davanti Agli occhi stanchi Pone  All' alba dei fossi Nude rivolte di alabastro  E di versi impuri di alloro. In fuga si adagia sul suolo Disfatto Il verdetto di un giorno.  Sfumato vive e risorge In un ombra canuta Colta dal vento. Rimarrà un ricordo Tra i sussurri Dei prati, Tra i sassi, Tra le grida di patria, Tra le briciole sparse Di un sogno deposto E su fili di stelle  Appena mutato.

Invisus opera

Mite accorre Ai margini Di un incauto Allora la lieve Pendenza Rimasta Che scia ricorda Al termine  Di una giada Infissa In un cuore Di fosso. L' ultima foce, Nuda Chimera Dai battiti sordi Evanescenti E accorti. Muta infame  Notte indivisa Tra i miti albori E i pallidi scorci Di una dea ambrata Dallo sguardo Degno di sussurri Di latte.

Echi dai tristi abbracci

Lieve un pallido Ghirigoro Tra le fini essenze Del candore Immane Trucido Mareggia. Fine delicata Nel sormontare Livido Striscia e Serpeggia. Svincola Il triste abbraccio  Tra i moti Sussulti  Indecorosi Delle impavide Serpide Squame. Tesi Gli infiniti Ritorni Sui vividi passi, Sulla soglia  Di una pelle Viscida  Di valli sottili E distesi occhi Di marea.

Notti e(s)-terne

Tremulo avvicendarsi Tra le stringhe di corda Tenue, fitte di vani ricordi. Brividi al lento disfarsi Tra le calendule e le cime Nel ventre dei fiumi Ridotte Dal grido acuto E flesso di un cumulo Di vaghi pensieri. Vige sulla rotta  Di questa malsana  Misericordia Lo stridere accorto  Di densità fluide Recondite Distratte. Barricate Dietro sibili Di notti esterne Concave fini lande Flettono gli arti Sottili Mal riposte. Urgono il chiaro Di un mondo L' alba di un suono Lente macerie ridotte Striscianti tra lodi Arcuate e tra miti  Strati di canti Adagiate. Nel buio fecondo Risorgono brame Acerbe ed interrotte.

Nel sussulto di case e di tuoni

Vivemmo tra i tralci Sparsi Tra i miti disordini Mesti. In rotta giungemmo Ai bordi di fini Ricordi A cavallo di nuvole E sogni danzanti. La radice di ogni paura -Balzellon balzelloni- Infine si addormenta. Fragore dei mondi Brulica Negli occhi dei lampi Nel nero tumulto Ai bordi dei vani Cancelli, Nel respiro e sussulto Di case e di tuoni.

L' età delle rose

Nude rifrante Luci d' inverno Attendono Inermi La lunga venuta Di un tiepido Mare  Da lunghi fili Di un vento  Malsano distratto. Nei luoghi dei sogni Cadono i fiocchi Su soffici aurighe. Lenti i passi In dura salita Scrivono e tremano Ai bordi disfatti Di una lieve irrequieta Apologia del tempo. Sola lasciasti L' età delle rose  Tra quieto candore E triste fine Di un rivolo Denso di vano E amaro  Nulla, Che è nebbia chiara E fato e silenzio.

32° Premio Ossi di Seppia, Premio speciale della giuria

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Diaspro rosso

Eradicare un ricordo Che scivola via  Tra i rami  E i nodi dei racconti Sottili. Fuori dal fondo Dei solchi  Aleggia  Una perturbante Armonia. Tremito denso, Uno sguardo  Celato, Intriso da lacrime E mondo Agli angoli fini  Di una balaustra Di polvere.

Una voce, una vita e la breccia

Altrove  L' invisibile Fu accolto. Rivive nei balzi  Di un vento  Distratto Una lieve  Separazione  Tra i respiri Dei lampi. Questa tenue  Rivalità, Una mista Distesa, Una vera Nascita  Pretermine. Lo stilo incolto Graffia l' assurdo, Docile. Vibrano  Nella furia Del morire Di una voce I brevi Sigilli del tempo.

C'era un tempo e vagai

C'era un tempo  In cui scelsi  Lo sciabordare Vicino alle scogliere. Un tempo in cui graffiai Il legno bagnato  Che tra lembi di mare Zitto mi condusse. Ci fu poi un silenzio Ambrato, Un insaziabile Scorcio di vento, Un breve, interrotto, Vacuo, distorto, intenso Momento. Navigai ancora ma l'ora Di notte mai fu più la stessa, Presa e dispersa, colma  Di note di canti sirene, E subito persa nel fuggire Da un male, nel correre Riverso tra nubi e tuoni Che stringono un cuore A valle di cocci di un crudo dolore.

Pulsano lembi di terra

Tiepido pulsa nell' area Vasta, il cauto cinguettio Degli stormi diradati. Spolvera sementi Sul livido suolo Un merlo dimesso. Passeggia e sorseggia Vicino a una muta Campagna. Lieve il respiro Di un nodo di ore. Nuvola densa Sussurra ai doni  Dispersi Di un giorno, Tra fili sottili Distesi tra uno  Scorcio di cielo, Una breccia di aria  E i fragili nervi Scoperti Di una fine, Che è lembo di terra.

Canti nudi di briciole e onde

Sfuma il lume Nostalgico Di un brivido Notte. Lenta distrae Una lieve carezza  Il finir delle ore. Muta le note  Di una calma Essenza il nitido Turbinare di una Via che breve finisce Tra il nudo disfarsi Di canti di onde.

Asprezza

Tra i nitidi sassi Ritrovo una vecchia Nuda Superficie. Tra le sponde Riemerse Indietreggio Chino fino A una luce, Allo sguardo Cosparso di neve Di una sola radice. Tra i petali infranti  Seduto rivivo Il sapore di quell'allora Che mai fu di netto diverso.

Brevi sementi e chicchi di buio

Densa stretta fugace Sibila nelle vene E nel petto. Una terra sorge, Lontana.  Il ricordo Fruga nel mezzo Di un respiro spezzato. Gli occhi in ginocchio Trascinano il tempo, Distratto e ridotto, Tra i resti cosparsi Di brevi sementi E chicchi di buio. Una preghiera, Un sussurro, È il tuo nome. Intrisi gli incanti In lento sfacelo, Un tremito, un mondo, Che lesto depone Il sorgere di un sole Che un abbraccio Dolente Al cuore depone.

Cammini nei pressi del circondario

Giunsi poi a credere Che un soffio di vento Non conosce vacillo, Sorge nel tempo Tra crepe e fili di rame  E nei bui sussulti Limita i confini Nascosti del braccio  Del male. Decisi di credere che Una lieve scintilla Dona stanotte  Una candida luce Che urge un vano riflesso, Il nitido incanto di pace Degli occhi densi E irrequieti di una Sponda lontana, Battuta dai tocchi Fini di una voce Soave, Che viene dal mare.

Risvegli tra nebbie sopite

Frastuonano le docili rotte Di questi densi deserti Che un vago silenzio Ripido affligge. Ricordano le sottili distese Il verso di una passata Parola, Incolume ai tocchi duri Del vento, ritratta dal vacuo Sussurro di un' alba dorata Che il rumore dell' uomo Distratto ormai ha spento. Vige sorgendo dall' ombra Il senso del tuono, Il cuore di un unico uomo, Che pace celeste abbraccia Nel buio, al suo risveglio Tra banchi muti di nebbia.

Sibili infranti nei densi riflessi di lago grigiore

Sii il lieve sussurro  Che voce impavida  Infrange nelle dense Maree del mio cuore. Sii gli occhi spenti Di ogni mio sussulto Di notte,  Una curva distratta Che svolta le ombre E rivolge lo sguardo Ai tremiti tersi. Sii luce di un' alba Che sorge e beata Risplende, Tra le vane foschie Del quotidiano Rumore che passeggia Tra fili di tenue Speranza, Nel fondo di un mondo Costretto in un lungo E cauto silenzio Di un muto riflesso Di un Lago Grigiore.