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Visualizzazione dei post da giugno, 2026

Affinità disperse di un ruvido vanto

Ruba il morso Di un dissapore Una tenue falce Di luna. Resto rincorso Dapprima del tempo  Da una placida vena Di nuda freschezza. AR

Stagione alle porte

Rondine assorta Nel volo redento Intrude La fine tela di Un prezioso ricamo, Gli occhi freschi di Una placida brezza. Rivive in un mondo Sfumato, Lontano L' arduo tepore Di un' immensità, Il pianto  Dimesso Di un nascituro. Un pallido sole Regge le sorti Miti Di un tempo,  Che attimi Ancora  Tra le braccia  Conserte Stringe e Raccoglie.

Trema l' aria tra lo stridore di assurdità

Cosa resta Tra un tempo  Spento E una bianca Disarmonia  Affianco A una mossa Astuta Ove si incanta Un silenzio, il sole risorge, L' aria trema tra le corse Sfatte E lo scricchiolio Duro Delle ruote dei carri. Erge tra un fine Ritorno e le labbra Di un labirinto Ritorto Il candelabro Denso Le fioche fiamme Arquate Di una nuda posata Estraneità assorta. Andrea Ravazzini

Estraneità

Brucia un brivido Frastuono, Collasso Diritto All' alba dirotta  Sul fine sentiero Dei nidi deposti Di una gracile  Essenza Che di vita ha Speranza.

Venne a seguire un inverno

Venne dal fondo Di occhi bui Una vena di cauta Imbevuta  Tristezza. Pose  Radici nel Cupo silenzio Dei resti sparsi Di ogni beltà. Venne l' inverno Nel mite dilemma Che permea Recondito Il fragile Sigillo di un Sottobosco. Chino tra i rami Breve sussulto Adombrò  Le falde Di un incauto  Incontro tra Masse scoscese.

Risale l' appannato silenzio l' eco dimesso

Esco riflesso Appannato Dal silenzio Di un passo, Dall'eco Distante Di una fulgida  Onda mansueta Che volta le sorti Ferme Ribelli  Di una chiara Mattina. Tu restasti A colmare Un' assenza, Lunga rotta Che lascia Uno stormo  Nel suo vago Girare Le viti di essenza Delle ruote di un mondo.

Calar tenue di una sincerità di stella

Regge una notte Bruna Assorta Il fresco tormento Di un cupo cielo Intinto a margine Di dense foschie Di brevi sfaville. Nuoce l' ora Al mite fluire Di un' accorta Dorata Luna di mare. Mesto il tremito Sospiro Di un giunger Di là  Dove nudi Campi Furono In dono, Posato ricordo Di un tiepido Passo, Di un candido Allora Dal viso Rivolto Al calar di una stella.

Brevità (Vita Segreta)

 Brevità (Vita Segreta) Nudo, il nitido suolo  Inonda un tacito pianto, Le pallide sorti eresse Su un opaco versante. Si cala tra i monti coperti  Un duro rimpianto. Il canto di un'aria sgomenta Gli occhi irrequieti intrude  In una caduta, in una veglia  Dismessa, che fine e luci  Ha di sera. Terra bruna, Che di cenere ha l’orma, Geme tra nubi e ricordi.  Fu bocca riarsa tra scaglie  Sottili di fuoco e dolore. Una vastità -protesa- si erge.  Muta si spoglia e s’incarna  Nel dileguarsi puro  Della brevità di uno sguardo. Lucida ombra -gli occhi riflessi Di un sottile germoglio- Nel corpo meriggio Si invera. Nuda assottiglia Il suo capo riverso Nel fragile manto di un lungo  Tramonto,  Che impavido sfiora -indenne- Il sangue del trucido gelo montano.

Tra scie e rami di una notte estiva

Sguardi rifratti Assumono nude Sembianze Tra i fiordi Crepati  E scie immense Di fini lucciole Dorate. Una risalita Urge tra sterchi Immondi E luridi rami Coperti di spini. Pendulo il senso Morto Di questa notte Di estate, Rivive solo Nel corpo Molle Di un dondolio Sfatto, Che non scorge -Stenco- La tela incauta  Della sua nitida Trama Scarna e disadorna.