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Visualizzazione dei post da settembre, 2026

Prigioni e cammini: ricordi e destini

Cosa affini Tra le scaglie taglienti Di questi scogli infiniti, Prigionieri di mare? Rimane la scia irrequieta  Di un sogno, Una calma accucciata Tra la schiuma di onde, Tra il buio ristretto Di un bisbiglio di fondo. Rimane un asfittico, Stretto Bramare, Un rivolo di assenza, Lunga acquiescenza, Che lungo richiama I passi deposti Di un foce che ormai Lontananza accoglie In un eco di abbracci. Tra i sospiri stesi Di un secco fogliame  Inondano terra e radici  Un cammino Di passi di ricordi sparsi.

Grotte delle maschere

Ogni stanza È un sogno di fantasmi, Ciascuna voce Chiama e richiama  Il lungo diradarsi  Di una incauta  E frastagliata discesa. Ogni danza  È un coro di presenze, Ciascun passo Adombra il fresco  Attenuarsi Di vene silenziose. Ogni storia di amore È una storia di mare, Tra il frastuono lieve Persa nelle onde, Che il sapore di salsedine Dirotta verso le grotte Lontane, Ai piedi dei giganti Accasciati, Abitate Dalle membra Delle maschere.

Nitide soste lontano dal vento

Rimbomba A singhiozzo  Nei ventricoli Stanchi  Una linfa, Un sorriso, Una terra. E assale Le membra Di un tenue Chiarore  Una fine Che urla presenza. Pone alla Sorte di un Mondo costretto Uno sguardo Di argento. Sulle onde Di questo mare Lontano Camminano Le rotte Di coloro Che vagano Con gli occhi Distesi. Un canto Assale  Il ventre Orizzonte, Rivolto Alla fine Di dune Scoscese.

Lontananze a finire

Che ne sarà  Del cammino, Del lungo sentiero, Di una disadorna Salita? Del suono mite Dei minuti Accorti, Nel cesto deposti, Un frammento Rimane. Il nudo ricordo Lento svanisce. Resta Abbracciato Al buio calante, Tra divelti pensieri, Tra travi erette Su un cumulo Di passi assorti. Il sogno smantella La sua fragile  Ossatura. Una lunga distesa Cala sulle sorti Del lieto meriggio, Sul respiro di Un corpo, Su terra E uno sguardo, Su un tempo  A finire.

Salita di sogni e bisogni

Transistor, Gela il corpo Tra i bit e il nucleo  Di argento. E il silenzio ancora Avvolge -senza Destinazione- La patina di questa  Oscura e irrisolta Chimera. Un fremito Immondo e corto Che abbraccia  I termini stretti Di un rimasto astratto Infinito rinchiuso. Serbano le urla e i gridi Un tempo irriconosciuto, Che tra brividi indomabili  Porta stretto a se' La strana lasciva  Di una strada remota Che ancora tento di  Raggiungere a breve Tra gli scogli Del vento, Con gli occhi pesti E socchiusi.

Canto ai piedi di una distesa

Una costrizione dal basso, Chiude l' imbocco L' essenza ridotta Di un cauta Distorsione, Le parole, La voce Di un limite  Che staglia Il suo corpo  In verticale. Una fermata Alla curva In rivolta Riporta Una nuda  Decenza, il ricordo Di grumi di terra. Essenza di noia, Il tragitto porta con sé  Il lento danzare Dei suoi timidi passi. Sottrae la stanchezza  Degli occhi Il rimirar ancora. Il tempo, e il suo Portamento, Tracciano una  Sorte di Scia, di fresca Sortita, Una traccia Lunga Di una distesa, Un affresco  In silenzio Di una luce, Incanto  Di mesta, Infinita, Foce, Una sorta Di Notte  Con sguardo Di mite Serenità.

Un' inconsolata moltitudine

Pendenza, Una moltitudine Inconsolata,  Una solitudine Affilata, Un rigido Pigmento Che penetra  Le carni. Insipida e strana L' umanità di questo Fiocco di stelle. Nel sopraggiungere Di un silenzio Che messi ha Di aurora, Gli occhi di allora Scrutarono  Una tenue dimora, Un ventre passato Che nei battiti lievi Tra sussulti di ore Ancora sussiste.

Poesia su rivista

https://samizdat.be/tersa-bruma-risale-fulgida-notte/?fbclid=Iwb21leAUKT_9jbGNrBQpP-nBkb2YFZXh0bgNhZW0CMTEAc3J0YwZhcHBfaWQMMzUwNjg1NTMxNzI4AAEeesYssALcJ7G7EAYg0FzzXxSmg4fezpUfoxrm37s7sUW8VGELXIqGN21FQEI_aem_J-EIwqFx13rsdDYHmkN5Ew Ringrazio infinitamente per l' opportunità la rivista Samizdat 

Le vesti

Intriso Denso Girovago Tenue Tra i flutti Smossi, Tra i cunicoli Sordi, Tra gli angoli Storti Di un assorto Legame. Piange Il sorgere Fresco Di un' alba -Distratta Dal mondo- Un incauto Canto. Sibila Un passo Tra gli altri, E breve risuona Nell' eco Di una candida Ora Una voce. Cala e rivive  Nel lento Disfarsi E tessersi  Nuovo Di un Dono Inconsueto Una sorte, Mite Tra fiocchi Di noia, Tra vani Rumori Di estranee Pareti E pieghe Di vesti -Rimaste Inattese- Di una torbida Immensità.