Trucida l' amara essenza, Figlia lontana E recondita, Cresce distratta Tra buchi Di una valle nascosta E dismessa. Fitta di rovi Si accascia Su polvere e lacrime Sporche, Dal mare lasciata Tra cenere e sogni Bruciati Di un rude candore. L' attesa fosca Breve riecheggia Tra i bulbi costretti Dal cuore di una Notte di brace, Indenne allo scuro Crepitio di un tempo Sinuoso nei passi. Rimbomba tra crepe Di un gracile suolo Questa torbida Vana venuta. Stringe le fragili Dita attorno Al secco vincastro, Irrisolta, Sdraiandosi ferma Ai margini densi Di uno scarno Tempo destino, Avvolto da lievi, Stremati, Sussurri di vento.
Sguscia via, Via dalle ombre, Tra lo sguardo Cupo Dei rancidi rami -E il crepitio morto Di un focolare Acerbo- Il sibillino ricordo, Sfumato tra voci Di un coro del tempo, Che di notte pervenne A ridosso di una Triste litania, Luce dai colli Sopra buie terre Mature. Caddero spente Le ultime candele Che luce Viandante Posero al tremolio Dei passi, Distratte dal giogo Dei cauti cipressi, Tese e rarefatte Dal veleggiare Assorto dei densi Latrati Di un segreto desiderio. L' oggi pone gli ormeggi Stanco del fresco brusio Del vento. A ridosso di un nudo Corpo, il vagare Perenne poggia Lo sguardo Su un cuore Ancora trafitto Da rocce, Ma nel pulsar Di vita, dal respiro Stretto indenne.
Tremulo avvicendarsi Tra le stringhe di corda Tenue, fitte di vani ricordi. Brividi al lento disfarsi Tra le calendule e le cime Nel ventre dei fiumi Ridotte Dal grido acuto E flesso di un cumulo Di vaghi pensieri. Vige sulla rotta Di questa malsana Misericordia Lo stridere accorto Di densità fluide Recondite Distratte. Barricate Dietro sibili Di notti esterne Concave fini lande Flettono gli arti Sottili Mal riposte. Urgono il chiaro Di un mondo L' alba di un suono Lente macerie ridotte Striscianti tra lodi Arcuate e tra miti Strati di canti Adagiate. Nel buio fecondo Risorgono brame Acerbe ed interrotte.
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