Brevità distorta e rotte di gelo tra tremori di abisso
Se bastasse un lieve respiro Per far rinascere un petalo Morto Ancora e ancora, E per riconciliarsi nel tempo Nei meandri di un canto Sfumato Dei resti di un fiore reciso, La serenità silente Potrebbe attraccare indifesa Al mio primo porto vicino, alle falde In disuso del mio ingenuo rimpianto. Basterebbe ciò che rimane nel tremare Delle mani, un fuoco fauto di felicità, Un brillare dei venti vetusti, Uno scorcio di sospiro che incinta Il mare, E velato si spende tra i fili irrisolti Di un gracile passo di nulla restante Che freme recondito nel rumore vibrante di brevi sfumati e sottili sussulti.